Coltivare la cannabis in casa

Coltivare la cannabis in casa

In questo articolo parleremo di come coltivare la cannabis a casa, i trucchi e i segreti per iniziare una micro coltivazione home-made. Nello specifico racconteremo:

  1. Che tipi di semi usare
  2. La fase vegetativa e la fase di fioritura
  3. Il cocco come substrato
  4. Come si creano le talee
  5. Le nuove leggi sull'argomento

La primavera fa venire a tutti voglia di giardinaggio: c'è chi ama le piante aromatiche, chi preferisce le ortensie e chi – pensando a un giardino fiorito -  ha in mente soltanto ettari ed ettari di piante di marijuana pronta per essere seccata. Che siate dotati di pollice verde o no, se fumate erba avrete sicuramente preso in considerazione l'idea di piantarla e guardarla crescere, almeno una volta. E avete fatto bene:

coltivare piante di cannabis permette di risparmiare e di sapere esattamente cosa contiene l'erba che si sta fumando, dedicandosi con passione a un progetto all'aria aperta. 

Non dovete essere per forza degli esperti per tentare l'impresa e piantare i vostri semi di cannabis, perché la marijuana è una pianta robusta che non necessita di troppe attenzioni. Avrà bisogno di acqua e di luce in quantità, di non essere esposta a freddo e caldo troppo intensi e di mantenere un tasso di umidità costante.

Coltivare all'aria aperta rende le cose un po' più semplici, sia che vi stiate prendendo cura di due piante di marijuana, sia che abbiate deciso di coltivarne di più: la luce è quella del sole e voi dovrete preoccuparvi soltanto di fornire alle piante l'acqua di cui necessitano. Se invece non avete a disposizione uno spazio all'aperto lontano da occhi indiscreti, dovrete optare per la coltivazione indoor, in terra o in acqua. La coltivazione in terra è identica a quella outdoor, con la differenza che bisogna fare molta attenzione alle cime e bisogna potare le piante in modo che la luce artificiale delle lampade le colpisca tutte uniformemente. La coltivazione in acqua è in assoluto la meno adatta al coltivatore casalingo, perché richiede apparecchiature particolari, che non vi conviene acquistare se vi state approcciando al growing per la prima volta. 


Che tipo di semi usare?

Quello dei semi è un argomento di cui si potrebbe parlare per ore e ore. Il seme è il punto di partenza, è la matrice della vostra pianta e se sarete in grado di scegliere una buona genetica, di sicuro raccoglierete ottimi frutti. Scegliere semi di buona qualità è il primo passo verso raccogli di prima scelta. Ma come orientarsi in questa jungla di genetiche, aromi e futuri terpeni? Ci sono delle tecniche, dei trucchi messi a punto dai coltivatori esperti, che aiuteranno anche il coltivatore casalingo più sprovveduto. 

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Un accurato esame visivo è già un buon modo per valutare la qualità e le caratteristiche di un seme di cannabis. Alcuni aspetti sono percepibili anche da un occhio poco esperto, altri invece sono dettagli che bisogna conoscere. 

  • I semi di buona qualità di solito hanno il guscio molto scuro. Le genetiche superiori possono manifestarsi con striature grigie e nere: se le vedete vuol dire che avete acquistato un ottimo seme. 
  • I semi in salute luccicano! Provate a mettere il seme sotto una forte fonte di luce: se sembreranno lucidi come se fossero cosparsi di cera vuol dire che siete a posto. 

C'è anche un piccolo stress test che, di solito, si rivela un'ottima cartina di tornasole. Un buon seme deve essere solido, perciò schiacciatelo tra pollice ed indice e piantatelo solo se resiste alla pressione. Un seme vecchio e di bassa qualità non resisterà, parola di grower! Un seme chiaro, invece, non è per forza di scarsa qualità: quando i semi sono verdi o bianchi vuol dire che sono giovani e che difficilmente germineranno. 

Se avete deciso di coltivare la vostra cannabis al chiuso, vi consigliamo di acquistare semi di varietà autofiorenti. Sono la scelta migliore per i coltivatori principianti, perché permettono di evitare cicli di luce complicati e di raccogliere con facilità erba di buona qualità. Queste piante possono adattarsi agli spazi più piccoli e sono robuste e resistenti durante la crescita.

Semi di cannabis

Fase vegetativa e fioritura

La fase vegetativa è il momento in cui la pianta di cannabis si trasforma:

la una piantina dall'aspetto delicato di qualche settimana prima diventerà un vero albero in poco tempo. Il seme si è aperto, rivelando un piccolo germoglio che crescerà, irrobustendosi, fino a riempirsi di foglie via via sempre più grandi, attraverso cui la pianta incamererà tutta la luce di cui ha bisogno durante la fotosintesi. Il fusto si farà mano mano più solido, si riempirà di peletti, preparandosi a sorreggere i futuri fiori. 

Molti coltivatori alle prime armi pensano che la fase vegetativa sia poco importante e che è la fioritura a rappresentare il momento clou della crescita della pianta. Si sbagliano. Il percorso di crescita della pianta è un ciclo, e se una delle sue fasi non è andata come previsto, inevitabilmente ne risentiranno anche le altre. Una pianta cresciuta senza stress si sviluppa meglio di una che ha vissuto un percorso accidentato, e produce raccolti più imponenti.  

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La crescita ottimale di una pianta di cannabis è garantita dalla stabilità di alcuni parametri: è importante che il suolo in cui si sviluppano le radici sia adatto alla genetica che avete scelto, che gli intervalli di luce siano regolari, che le piante siano poste in un ambiente correttamente areato e che vengano forniti acqua e nutrimenti nelle corrette quantità. Bisogna tenere sotto controllo con attenzione questi fattori, per non rischiare brutte sorprese. Se, ad esempio, doveste dimenticare di dare acqua alle piante e non doveste fornire nutrienti in quantità corretta, di certo il vostro raccolto ne risentirà. 

L'avvio del periodo di fioritura nella coltivazione indoor è opera del grower, che dovrà modificare i cicli di luce per imitare la luce del sole alla dine dell'estate. Si dovrà passare da un ciclo di 18 ore di luce e 6 di buio della fase vegetativa a un ciclo da 12 ore di luce e 12 di buio, perfetto per favorire la produzione dei fiori e la loro maturazione. 

Per entrare nel periodo di fioritura, bisognerà cambiare anche la temperatura della luce, proprio come cambia la luce solare al variare delle stagioni. Per favorire la fioritura bisognare passare da una luce a spettro bianco a una luce con spettro arancione a circa 2700 K, che simula il sole estivo. È importantissimo leggere i segnali della pianta e non intervenire sui cicli di luce prima che siate sicuri che sia pronta a produrre e a portare a maturazione i fiori. Agire troppo presto potrebbe causare un forte stress alla pianta, aumentando esponenzialmente il il rischio di ermafroditismo. Per lo stesso motivo bisogna stare attenti ad evitare l'inquinamento luminoso, per non causare stress alla pianta e prolungare il tempo di passaggio alla fase successiva.

Cannabis light

Se scegliete di coltivare indoor, vi consigliamo l'uso di semi di cannabis autofiorenti, che sono una delle soluzioni di coltivazione più diffuse. Con il passare degli anni e con l'evolversi delle tecniche di coltivazione, i semi autofiorenti hanno ottime qualità organolettiche e garantiscono raccolti discreti. I tempi di maturazione sono molto simili a quelli della coltivazione outdoor, ma nell'indoor si allunga la fase di fioritura, perché la luce delle lampade è molto più debole di quella del sole. 

Coltivazione di cannabis

Tempi e consigli

Fino ad ora vi abbiamo dato informazioni generali, utili per farsi un'idea di come funziona la coltivazione della cannabis e quali sono le cose da tenere assolutamente sotto controllo. Adesso invece vogliamo darvi qualche consiglio tecnico, utile a chi sta già coltivando o a chi vuole essere sicuro di iniziare con una buona cultura per saper gestire al meglio gli errori. 


IL COCCO 

Cominciamo dal substrato: non tutti i substrati sono uguali e alcuni sono più semplici da gestire rispetto ad altri. La terra è il migliore per i coltivatori poco esperti, mentre l'acqua richiede competenze e tempi molto superiori. Il cocco invece è un substrato ottimo, che garantisce una perfetta aerazione delle radici, ma ha un contro significativo. Non contiene sostanze nutritive e richiede l'utilizzo di sostanze nutritive esogene. Garantisce una partenza eccellente, perché le radici si sviluppano molto velocemente grazie all'abbondanza di ossigeno contenuto nelle sue fibre, ma richiede delle attenzioni in più. Tende ad assorbire i sali dei nutrienti che vengono forniti alla pianta, che potrebbe smettere di assorbire correttamente le sostanze nutritive. In questo caso bisognerà sciacquare il substrato, dando alla pianta più acqua del necessario, di modo che l'acqua non assorbita “sciacqui” le fibre di cocco. 


CREARE TALEE SE IL RACCOLTO È ANDATO BENE 

Se la vostra impresa sta andando bene, vi consigliamo di creare dei cloni delle vostri piante, per coltivare a ciclo continuo senza aver bisogno di nuovi semi. Una talea, o clone, è infatti la copia genetica di una pianta, una pianta “figlia” che conserva l'età genetica della madre, insieme al comportamento, al periodo di fioritura e al sapore. È un sistema molto furbo per non restare mai con le mani in mano, ma può rivelarsi un'arma a doppio taglio: fino a quando la pianta non viene raccolta non si sa se sarà di buona qualità o se avrà un buon sapore o una buona dose di principi attivi, anche se quando si acquistano semi certificati si dovrebbero avere descrizioni molto dettagliate dei fiori e del loro effetto. Creare dei cloni serve a selezionare gli esemplari migliori e investire su di essi, senza rischiare di perdere esemplari dalla particolare composizione genetica.

Le talee possono essere prelevate quando la pianta avrà raggiunto 2/3 della sua massima altezza, da rami ben strutturati, dotati almeno di 3-4 nodi ben marcati. Per ottenere talee più forti e vigorose, bisogna prelevarle dalla parte superiore della pianta. 

Coltivazione cannabis

Nuove leggi

A dicembre 2019 il mondo dei grower ha ricevuto una notizia pazzesca. La Corte di Cassazione ha stabilito che per integrare il reato di coltivazione è sufficiente la conformità della pianta al tipo botanico “Cannabis” e la sua attitudine a produrre principi attivi stupefacenti, ma che «devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore».

In Italia il concetto di coltivazione domestica non ha mai preso piede del tutto, nonostante la Cassazione si sia pronunciata diverse volte in termini positivi negli ultimi 10/15 anni. Questa affermazione della suprema corte, al contrario, sembra proprio reintrodurre la nozione di coltivazione «domestica» ritenuta non penalmente rilevante, a differenza della coltivazione «imprenditoriale». Con le motivazioni della sentenza, in cui la Corte si è espressa sulle ragioni che hanno portato alla decisione è stata chiarita la natura di precedente tale decisione.

Vi consigliamo di non farvi prendere da facili entusiasmi e di lanciarvi nella coltivazione della cannabis, perché la sentenza è stata già molto osteggiata dai conservatori. Bisognerà aspettare qualche tempo per capire se l'Italia sta andando dalla parte giusta, come sembrava avesse iniziato a fare nel 2018 con la legalizzazione della cannabis light. 

Semi di cannabis

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